Introduzione “Petali di fiore 4”

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Introduzione “Petali di fiore 4 – Pensieri e citazioni di Suor Maria Alfonsa” a cura di Giuseppe Di Bernardo

Carissimi amici,
il presente testo è un omaggio alla figura della Serva di Dio che tanto ci è cara. E’ un omaggio personale, ma è anche per mio tramite l’omaggio di una intera comunità, “Maria di Nazareth” del RnS, che sente a se vicina la serva di Dio Sr Alfonsa e che dalla sua intercessione ha ricevuto diversi benefici.

Il lavoro è diviso in due parti:

La prima parte è una breve riflessione che vuole aiutarci a meditare sul carisma della riparazione e sulla necessità che ogni autentico discepolo del Signore viva questo dono prezioso. Non ci dovrebbe risultare difficile comprendere che, quello della riparazione non è un carisma che appartiene solo alle Ancelle del SS. Cuore. Così come il carisma tipico dei Francescani (i poveri) o delle famiglie salesiane (lo studio teologico, l’educazione giovanile) non è solo per loro. 

Cosa vogliamo dire con questo? Certamente ciascuna realtà nella Chiesa porta con se un dono un carisma, una diversità che la rende unica ma che soprattutto la rende esempio, testimone di un determinato comportamento o atteggiamento, nei confronti di tutti i cristiani. 

Il vero discepolo è quindi, colui che attingendo dalla diversità della Chiesa vive il dono della preghiera, che ha in se il desiderio di servire i poveri, che sente il bisogno di approfondire lo studio teologico, che vive la riparazione, che è a suo modo e nelle diverse situazioni della vita missionario etc etc… E questo potrà realizzarlo solo attingendo dalla diversità della Chiesa, nella quale lo Spirito Santo suscita doni e carismi per l’edificazione della stessa.

Certamente troverà posto nella Chiesa secondo le proprie attitudini e secondo i propri talenti, ma soprattutto secondo la realizzazione della propria vocazione. Ma dovrà vivere la diversità nella unità.

La prima parte del testo è chiuda dalla lettera che Demetrio Chiatto, coordinatore del Rinnovamento nello Spirito, scrive a Sr Alfonsa. Brevemente il responsabile Diocesano, ricorda ed evidenzia i benefici che il popolo del RnS ha ricevuto e riceve nel servire la causa della Serva di Dio e nell’accogliere le dinamiche principali del suo carisma. 

Inoltre questa prima parte è in un certo qual modo propedeutica alla lettura dei pensieri di Suor Alfonsa. Ci aiuterà cioè a comprenderne pienamente il significato e le significazioni. 

La seconda parte è invece composta da 365 pensieri e citazioni tratte dagli scritti della Serva di Dio. Questi pensieri, come petali di rosa, ci vogliono accompagnare per un anno intero. Giorno dopo giorno, petalo dopo petalo, vogliamo anche noi ricomporre una meravigliosa rosa da offrire a Gesù, proprio come faceva la nostra cara Alfonsa. Questa rosa vuole essere il frutto delle nostre meditazioni e della nostra preghiera quotidiana che sempre più per la misericordia di Dio, l’azione dello Spirito Santo e l’intercessione di Sr Alfonsa, si apre al dono della nostra vita alla Trinità, perché la usi secondo la sua divina volontà.

Dalla Antropologia culturale sappiamo che la cultura è generata, accumulata, trasmessa e modificata dall’interazione costante dei seguenti quattro fattori: la persona umana (anthropos), la comunità, la società (ethnos), l’ambiente (oikos) e il tempo (chronos).

Alla luce di questi elementi, si comprende come la vita e la storia della Serva di Dio Sr M Alfonsa, abbiano apportato un contributo significante e significativo, nello specifico alla comunità ecclesiale e non, della città di Messina, e certamente in generale alla cultura tutta. 

In realtà tutto il n 4 della serie “Petali di fiore”, da me curato, oltre che ad avere il preciso e primario intento di far conoscere sempre più, la figura di Sr M Alfonsa e di imitarne il suo percorso di santità, già tracciato dal Servo di Dio Antonino Celona, ha lo scopo di evidenziare come la storia e la vita di Sr M Alfonsa si siano realmente incarnate nella cultura del luogo e come i valori evangelici da essa trasmessi siano stati assorbiti da una comunità ben precisa, ossia da un gruppo di uomini ben identificati e ben inseriti in una determinata società ed in un preciso momento storico.

La comunità Maria di Nazareth ne è solo un esempio, ovviamente potremmo citare tanti altri contesti culturali che hanno vissuto, lasciatemi passare il termine, una sorta di processo di “inculturazione-acculturazione” di quei valori evangelici, di quegli atteggiamenti spirituali, promossi e trasmessi dalla vita della Serva di Dio.

A conferma di quanto diciamo la Comunità Maria di Nazareth, nello “Statuto” e negli “Ordinamenti di vita comunitaria”, di recente consegnati a Sua Eccellenza Mons. Calogero La Piana ed al presidente nazionale del RnS, Salvatore Martinez, cita in alcuni numeri specifici dei suddetti documenti, l’affidamento della vita comunitaria e dei suoi aderenti alla intercessione della Serva di Dio ed invita gli stessi ad imitarne il carisma della riparazione e lo stile di vita contemplativo, dinamiche quanto mai necessarie nel processo di santificazione personale, comunitario ed universale.

Possiamo certamente affermare che Sr M Alfonsa, per dono di Dio, è divenuta modello per l’uomo di oggi, come per quello di domani. E’ senza dubbio, in questa generazione che omologa tutto, anche la diversità, che ha fortemente contribuito a modificare l’immagine biblica della donna, una figura femminile che la Serva di Dio promuove con il suo stile di vita, riconsegnando alla società moderna, valori come la fedeltà, la dedizione alla famiglia, la purezza del cuore, lo spirito di sacrificio, l’amore dono.

Gli scritti di Sr M Alfonsa evidenziano fortemente come l’Ancella Riparatrice avesse un rapporto molto particolare con la Madonna, che fin da piccola le fu accanto. Dalla Madre del Signore, Sr Alfonsa si è fatta imitatrice nell’amore e proprio nell’amore a Gesù ed ai fratelli essa ha assunto le caratteristiche tipiche della “donna”.

La vita di Sr Alfonsa, ormai conosciuta in varie parti del mondo, grazie all’instancabile lavoro della postulazione, produce frutti innegabili di vita cristiana. In riferimento alla antropologia possiamo dire che la Serva di Dio è stata ed è un punto di riferimento (antropema), per quanti sono nella sofferenza. Sappiamo bene come la Suora abbia vissuto ed affrontato la dura malattia e come ad essa abbia ridonato l’autentico valore salvifico. 

Vivere nella gioia e nella pace, mentre si vive nel letto del dolore, non è certamente facile, ancor meno offrire il proprio patire per la salvezza altrui! Senza una fede viva ed una vita intima con il Signore tutto ciò è impossibile! Sr M Alfonsa sorretta dall’ideale della Riparazione, ha mostrato a quanti le stavano vicini ed a quanti adesso la conoscono, che il dolore se è vissuto nell’ottica dell’economia salvifica, è strumento prediletto capace di sanare il peccato ed i peccatori!

Erano numerose le persone che quotidianamente si recavano nella Chiesa dell’Istituto delle Ancelle Riparatrici, per chiedere preghiera o per ricevere una parola che potesse far luce nelle tante vicende della vita. 

Questo suo stile di vita ha certamente influenzato la collettività (etnemi). Oggi sono molte le persone che vivono ed offrono con una nuova serenità spirituale e con una rifiorita consapevolezza cristiana, i piccoli ed i grandi sacrifici della vita. Sono molte le comunità che sull’esempio della Suora vivono una rinnovata intimità con il Signore ed una più autentica testimonianza nella vita e nei luoghi del vivere quotidiano.

In una modernità che esalta la bellezza del corpo e che ricorre all’aborto o all’eutanasia, come mezzi estremi per eliminare la sofferenza, quasi come fosse una vergogna, il messaggio di Sr M Alfonsa è in netta contrapposizione con questo pensiero, permettetemi il termine, “Ateo”. Ad una umanità che sembra divenire sempre più sorda ai richiami di Dio, sono “voce che grida” nei deserti della vita, di quanti hanno smarrito il Signore, di quanti hanno smarrito il valore reale delle cose, di quanti hanno perso la bussola della vita.

La stessa comunità Maria di Nazareth, nel percorso formativo, umano e spirituale, ha assorbito, come per trasmissione, i suddetti valori. Risulta infatti evidente un graduale processo di maturazione che ha visto la comunità fare proprie dinamiche spirituali come quelle della contemplazione e della riparazione. E’ inoltre leggibile nelle tante storie di dolore, una accoglienza sincera della sofferenza e della volontà di Dio!

Se migliore l’uomo e la collettività, migliorano anche gli ambienti nei quali essi vivono. Come più volte ribadito, l’esempio di Sr M Alfonsa ha reso e rende migliori uomini e donne. Questa migliore qualità della vita sociale, umana e spirituale reca la presenza del Signore nei luoghi tipici del nostro quotidiano: famiglia, lavoro, scuola, ecc…

Pensiamo per esempio agli ambienti ospedalieri, luogo dove la sofferenza assume, volti e nomi. Luoghi dove il carisma della riparazione e l’esempio di vita della Suora hanno generato ambienti più sereni ed una migliore qualità della vita del malato. Quanto affermato è sostenuto dalle testimonianze di alcuni membri della Comunità Maria di Nazareth, e non solo, che svolgono servizio presso il Policlinico di Messina. A quanti soffrono viene presentata la figura della Serva di Dio, e si affida tutto alla sua intercessione.

Ed infine il tempo. Sr Alfonsa ha certamente interagito con esso!

In primo luogo, ha saputo unire il passato al presente, ossia la sua vita non ha fatto altro che ripercorrere fedelmente il carisma d’origine della Congregazione delle Ancelle Riparatrici. La sua storia ha reso viva e presente la figura del Servo di Dio Mon. Antonino Celona, ha dimostrato come i doni dello Spirito che sono puro tempo di grazia (Kairos) superano ed attraversano tutta la storia rendendo possibile all’uomo, vivere i dettami del vangelo in qualsiasi epoca!

In secondo luogo l’esempio di Sr M Alfonsa ha certamente contribuito a rendere migliore la storia di sofferenza di quanti sono venuti a contatto o con la sua persona o con la sua storia. 

Chiudo con questa breve ma significativa testimonianza. Qualche anno fa accompagnammo Giacomo, un giovane che da diverso tempo lottava contro un tumore, nella stanza della Serva di Dio. Giacomo poteva scegliere di andare a Torino per sperimentare una nuova cura, un ultimo tentativo dagli esiti alquanto incerti. L’altra soluzione era accogliere con serenità, sorella morte che da li a poco lo avrebbe visitato!

Dopo aver pregato ed esser rimasto in silenzio in quella stanza, Giacomo uscendo disse: “Non andrà a Torino, anche se questo significa morire. Sono sereno e so che il Signore è con me, lo sento vicino, non ho paura. Gli chiedo solo che mi aiuti ad affrontare tutto”

Prima di augurarvi una buona lettura ed un buon anno, insieme ai pensieri di Sr Alfonsa, mi sia consentito ringraziare il caro frà Tonino Bono, amico e sapiente padre spirituale. A lui va un affettuoso grazie per avermi dato la possibilità di scrivere questo testo. Grazie per il sostegno e la visione profetica che spesse volte ha offerto alla mia comunità.

Grazie frà Tonino perché ci ha resi partecipi di una meravigliosa storia di amore e di santità, quella tra Dio e la sua Serva Suor Maria Alfonsa.

Un grazie anche a Maurizio Colucci, coordinatore della comunità Maria di Nazareth e compositore dell’inno di Suor Alfonsa, posto al termine del testo.

Dal cielo Sr Alfonsa continui a sostenerci con la sua intercessione e con quel sorriso che tutti noi ricordiamo e portiamo nel cuore.

Buona lettura.

Messina, 2010

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