Omelia Traslazione – 18 Novembre 2006

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Monsignor Giovanni Marra
arcivescovo metropolita di Messina

– Lipari – S Lucia del Mela,
archimandrita del SS Salvatore
Omelia tenuta in occasione della traslazione delle spoglie mortali della Serva di Dio suor Maria Alfonsa di Gesù Bambino al Tempio di Gesù Sacramentato di Messina; a cura di Mons. Giovanni Marra

Bentornata suor Alfonsa nella tua Chiesa e nella tua casa, tra le tue consorelle ed in mezzo a noi, bentornata! Ti abbiamo accolto perché ti sentiamo viva, perché ti sentiamo presente, perché il tuo carisma ci illumina, perché l’esempio della tua vita è stato ed è per noi un momento di grazia. 

Vedere tanta folla, vedere e sentire tanta commozione, è il segno, davvero, che suor Alfonsa ha lasciato una traccia profonda nel solco e nel cuore di questa città, la città di Messina, dove, per ventisei anni, nella sofferenza e nell’accettazione del dolore, ha saputo vivere la sua vita, la sua testimonianza. 

E noi, oggi, vogliamo esaltare questa testimonianza, la testimonianza di chi comprende il valore ed il senso del dolore e della sofferenza; dolore e sofferenza accettata, accettata per unirsi alla sofferenza di Cristo, attraverso la quale Egli ha redento il mondo. 


Gesù avrebbe potuto scegliere un’altra via per redimere l’umanità, ma invece ha scelto la via della croce per il valore profondo e grande che hanno la sofferenza, il sacrificio. 

E suor Alfonsa ha capito profondamente il senso, il significato di offrire, per la propria salvezza, per il proprio istinto, per la propria diocesi, per il mondo intero e per la Chiesa, il sacrificio di se stessa in olocausto d’amore e in riparazione per i peccati del mondo. 

Credo che ognuno di noi, questa sera, la immagini lì, nel fondo di questo tempio, quando sulla carrozzella stava in quell’angolo, nella solitudine della preghiera, quasi in adorazione del Santissimo Sacramento o ascoltando qualche anima che andava a confidarsi, a confidare le proprie sofferenze, i propri dolori, i dolori e le sofferenze della vita, e trovare in lei, che viveva attaccata alla croce, conforto. 

E lei, che sapeva rispondere con le parole che il Signore metteva sulla sua bocca, era la testimonianza vivente di come si sa vivere abbracciati alla croce, come lei ha vissuto, ripeto, per ventisei anni, per noi che sovente ci ribelliamo per qualche piccola sofferenza, per qualche piccola prova che il Signore consente che venga assegnata alla nostra vita. 


Ebbene lei, suor Alfonsa, risplende stasera come colei che ha capito profondamente il senso della croce, il senso della riparazione, il senso del sacrificio, il senso della salvezza. 

Cari fratelli e sorelle, accogliamo si le spoglie mortali di suor Alfonsa ma accogliamo soprattutto la sua testimonianza. E’ lei, oggi, che ci insegna a saper vivere, a saper soffrire, a saper amare il dolore e la sofferenza della vita e che ci invita a saper portare le nostre croci. Chi non ha sulla propria spalla, sulle proprie spalle, una croce che deve portare nel cammino della vita? Lei stasera ci incoraggia, ci sostiene e ci dice che, seguendo Cristo che sale verso il Calvario e seguendo il suo esempio anche noi, pur salendo sulla croce, sappiamo che da lì possiamo ottenere la salvezza e la redenzione. Ma soprattutto sappiamo che, se vogliamo anche noi realizzare nella nostra vita il grande mistero della resurrezione, così come Cristo è passato prima per la morte, per la croce e per la morte, anche noi dobbiamo passare e saper passare attraverso la morte e le sofferenze della croce per poter attendere, poi, gioiosamente il momento della resurrezione. 

Era qui, ripeto, ad ascoltare ed a pregare il Santissimo Sacramento, l’Eucaristia, quel pane di vita; abbiamo ascoltato il Vangelo di Giovanni “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue avrà la vita eterna ed io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. Quante volte suor Alfonsa avrà meditato queste parole dell’Apostolo Giovanni nel ricevere l’Eucaristia, nel nutrirsi del corpo e del sangue di Cristo, ma soprattutto, ripeto, nel vivere abbracciata alla croce. 


Allora, bentornata suor Alfonsa nella tua casa e nella tua chiesa perché, tornando, ci fai rivivere per intero la tua vita, la tua testimonianza!

E tu stessa vedi, suor Alfonsa, come questo popolo ti ha seguito, ti ha seguito nel cammino verso questa Chiesa, e come ti sente viva, presente. E come appare, direi, dal volto di ciascuno di voi, fratelli e sorelle, la convinzione che questa sorella abbia dato nella sua vita questa grande testimonianza e, diciamola pure la parola, la testimonianza della santità. 

Nella Chiesa c’è la santità, ci sono i santi. La Chiesa è santa perché è santo il suo fondatore, è santa perché c’è Maria, la madre di Gesù, modello stupendo di santità, ma la Chiesa è santa perché i santi ci sono anche oggi, sono presenti in mezzo a noi, come è presente in mezzo a noi, certamente, la santità di suor Alfonsa. Vox populi, vox dei, la voce del popolo diventa la voce di Dio. 

Certo la Chiesa ha bisogno di tempo, ha bisogno di valutare ogni momento, ogni gesto, ogni atto della vita di suor Alfonsa, ma noi sentiamo dentro di noi risplendere le sue virtù, la virtù della fede innanzitutto in Cristo Signore, la virtù della speranza di fronte a quello che sono state le sofferenze drammatiche della sua vita e soprattutto la testimonianza dell’amore e della carità, l’amore verso coloro che si accostavano a lei e da lei, sofferente, ricevevano conforto e sostegno per la loro vita. 


Ecco, allora, perché noi oggi siamo qui riuniti. In questo luogo dimoreranno le sue spoglie mortali. Qui noi torneremo tante volte per stare vicino a lei, così come per stare vicino al padre fondatore delle Ancelle Riparatrici, che qui, insieme, come padre e figlia diventano due fiamme luminose, due luci splendenti che, soprattutto, dovranno risplendere nella vita di ciascuno di noi, perché ciascuno di noi deve accogliere l’esempio di questi nostri fratelli che ci hanno preceduto nel cammino verso la vita eterna. 


Ecco, queste sono le mie povere parole, cari fratelli e sorelle, ma ciascuno di voi si rivolga a suor Alfonsa e chieda tutto ciò di cui c’è di bisogno per poterla imitare nella propria vita, perché anche noi possiamo avere la forza di camminare lungo la via del Calvario e, se è necessario, abbracciarci alla croce di Cristo per poi avere la speranza e, dire, la certezza che, come Cristo è risorto, anche noi risorgeremo a vita eterna, a vita nuova, quella vita che non finisce mai, quella vita con Dio, nella quale certamente oggi, suor Alfonsa, si trova. 

Bentornata suor Alfonsa nella tua casa, nella tua Chiesa, bentornata in mezzo a noi! Amen!

Messina, 18 Novembre 2006

 

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