L'Osservatore Romano - 2004 - Suor Maria Alfonsa di Gesù Bambino Ancella Riparatrice

L’Osservatore Romano – 2004

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Monsignor Giovanni Marra arcivescovo metropolita di Messina – Lipari – S. Lucia del Mela, archimandrita del SS. Salvatore
UN PUNTO DI RIFERIMENTO PER LA CHIESA MESSINESE
a cura di Mons. Giovanni Marra

Concelebrando il X anniversario della morte della Serva di Dio suor Maria Alfonsa di Gesù Bambino (1994 – 23 agosto – 2004), figlia dell’istituto delle suore Ancelle Riparatrici del Sacratissimo Cuore di Gesù fondato dal canonico penitenziere Antonino Celona, anch’egli Servo di Dio, siamo invitati innanzi tutto a ringraziare la SS. Trinità per aver arricchito di un nuovo modello evangelico la nostra Arcidiocesi di Messina – Lipari – S. Lucia del Mela; poi, ad accogliere, ancora una volta, nel cuore il suo messaggio di santità, ammirando ed imitando la sua capacità di corrispondere alla grazia di Dio ed alla sua missione; infine, ad affidarci alla sua intercessione di sorella e figlia della Chiesa messinese, affinché con il suo aiuto ci accompagni nel nostro cammino quotidiano di testimonianza verso la meta della santità.

Mi rendo conto che la parola santità possa ingenerare un sorriso ironico in coloro che pensano che parlare di questa vocazione sia pura retorica o che possa mettere paura in chi alla santità ci crede ma non la considera alla sua portata: il dono e il dovere alla santità sono invece alla portata di tutti e tutti dobbiamo sinceramente desiderare una vita santa. Compito primario della Chiesa è accompagnare i suoi figli sulle molteplici vie della santità, affinché, illuminati dall’intelligenza della fede, imparino a conoscere ed a contemplare il volto di Cristo ed a riscoprire in Lui la propria autentica identità e la missione che il Signore affida a ciascuno. A tal fine lo Spirito Santo ha guidato e continua a guidare la Chiesa in questa direzione. 


Una delle note caratteristiche che il simbolo apostolico attribuisce alla Chiesa è la santità: “Credo la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica”. L’inno più bello, completo e recente alla santità della Chiesa è quello elevato dal Concilio Ecumenico Vaticano II che nel capitolo V della costituzione dogmatica “Lumen Gentium” ha messo in rilievo con rinnovato vigore la chiamata universale alla santità, reagendo con forza di fronte ad una concezione che pareva far consistere la santità in gesti clamorosi ed in modi di agire straordinari, lontani dalla vita della maggior parte degli uomini. Nella sua conclusione si legge un’affermazione tassativa ed audace:

<<Tutti i fedeli, quindi, sono invitati e tenuti a cercare la santità e la perfezione, ciascuno nel proprio stato>> (LG n.42).

Inoltre, la santità è il tema ricorrente, possiamo dire il tema base, che scandisce i ritmi del multiforme pontificato di Giovanni Paolo II, un pontificato che spesso diventa itinerante per proporre modelli di santità anche fuori dai confini del Vaticano e dell’Italia, con le numerose beatificazioni e canonizzazioni che danno prova davanti al mondo come la santità sia possibile a tutti i popoli ed a tutte le latitudini. 

Nella lettera apostolica “Novo Millennio Ineunte”, il Santo Padre Giovanni Paolo II mette la santità al primo posto tra le priorità pastorali:

<<E in primo luogo non esito a dire che la prospettiva in cui deve porsi tutto il cammino pastorale è quella della santità… Questo dono di santità, per così dire, oggettiva, è offerto a ciascun battezzato. Ma il dono si traduce a sua volta in un compito che deve governare l’intera esistenza cristiana: “Questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione” (1Ts 4,3) (N. 30)>>.

Dio, che è amore gratuito e generoso, non tiene gelosamente per sé quello che è suo, ma condivide tutto con i suoi figli, compresa la santità, che è il suo mistero intimo. Se tutti i cristiani sono chiamati a riflettere lo splendore di Dio in Cristo nella santità, a maggior ragione questo discorso vale per tutte le persone consacrate che professano di seguire Gesù più da vicino e con più radicalità. Tra queste persone consacrate si è distinta la Serva di Dio suor Maria Alfonsa di Gesù Bambino che possiamo definire un candelabro di virtù.


Sono già trascorsi dieci anni dalla sua morte, ma la sua esemplare testimonianza di vita è sempre ben presente nei cuori e nelle menti di tutti coloro che l’hanno conosciuta ed apprezzata; anzi, la sua fama di santità si diffonde con celerità anche tra coloro i quali non l’hanno mai vista personalmente sia in Italia come all’estero. E’ proprio per le sue virtù evangeliche, per la forte ammirazione ecclesiale, per il suo vissuto semplice ed incisivo, come anche per le sue doti spirituali non comuni, che due anni or sono ho nominato e fatto prestare giuramento ai membri della Commissione storica e del Tribunale ecclesiastico affinché potesse iniziare ufficialmente il processo informativo per ricostruire attraverso una documentazione completa la sua personalità eroica, e poi, al termine di questa fase diocesana, affidare al Dicastero romano della Congregazione delle Cause dei Santi la valutazione finale ed ufficiale. Questo nuovo processo canonico non può non essere motivo di speranza per la nostra Chiesa locale, come per la benemerita congregazione delle suore Ancelle Riparatrici, ma anche una grazia particolare che dovrebbe farci recuperare quell’amore “sponsale” che animò tutta la luminosa vita della Serva di Dio. 

Suor Maria Alfonsa, dal giorno del suo ingresso in Congregazione presso la Casa Madre di Messina (4 novembre 1956), al giorno della sua prima consacrazione religiosa (2 gennaio 1960) ed a quella perpetua avvenuta negli USA a Steubenville nello Stato dell’Ohio (3 febbraio 1964) fino al giorno della sua morte (23 agosto 1994), visse in continua adesione alla volontà di Dio, credendo e pregando, sperando ed amando, ricercando ed ascoltando, accogliendo e verificando, contemplando e donando, offrendosi e soffrendo. Suor Maria Alfonsa è stata una testimone singolare di Gesù Cristo ed un modello di sequela evangelica. Il suo cammino di purificazione è stato di “cesellatura” per far emergere nel modo più limpido possibile l’immagine di Dio che ognuno di noi porta in sé. 

Il carisma della riparazione che ha contraddistinto la sua alta spiritualità mistica è un dono ricevuto dallo Spirito Santo e che suor Maria Alfonsa ha vissuto con grande passione. Ma è anche un tesoro di grazia che appartiene sia alla congregazione delle Ancelle Riparatrici come anche all’intero popolo di Dio. Il modo concreto con cui la Serva di Dio ha incarnato il carisma della riparazione lo possiamo sintetizzare in tre chiare coordinate spirituali complementari l’una all’altra: la contemplazione, la missionarietà e la sofferenza. 


La contemplazione è stata per suor Maria Alfonsa la sua forza vitale, soprattutto nella sofferenza. La visse come esperienza forte di Dio, fissando i suoi occhi ed il suo cuore in Lui. Nei suoi scritti viene di continuo richiamata come un incentrarsi in Dio. Tutto questo per lei ha un solo nome: preghiera, meditazione, adorazione eucaristica riparatrice. Nella sua vita religiosa tutto fa capo alla preghiera che conduce alla contemplazione. Ed è per questo che la Serva di Dio di continuo parla del senso e del gusto della preghiera e della capacità di pregare. Per suor Maria Alfonsa la preghiera è un rapporto d’amore che crea un’intima unione con Dio, spingendo l’anima a colloquiare dolcemente con Lui.

<<Vivo immersa in Dio. E’ come una fascia di luce che vedo scendere dall’alto, sebbene ad occhi chiusi; contemplo, ed amo, gusto Dio; Gesù, miele dolcissimo che assaporo in bocca, mi invaghisce il cuore di questo misterioso amore…>>.

In questo clima di preghiera silenziosa, suor Maria Alfonsa riusciva a ritrovare se stessa in Dio e Dio in se stessa. Ha sperimentato nel suo spirito quanto è soave “ascoltare” la voce del Signore, ha fatto esperienza del potere che ha la Parola di Dio, accolta e radicata nel cuore, di cambiare la vita. 


La missionarietà è stata per suor Maria Alfonsa una conseguenza naturale della sua vita interiore. Ha vissuto in armonia il dinamismo del “rimanere” e dell'”andare”. La missione racchiusa nel cuore del Vangelo è risuonata nel suo cuore come un forte imperativo. Era profondamente consapevole di annunciare la misericordia infinita del Padre, convinta che la più grande missione era quella di strappare anime avvinte dal male per guadagnarle in Cristo. Per questa sua passione ottenne di partire missionaria in America con il preciso intento di morirvi martire (28 febbraio 1960). Ma la Provvidenza di Dio permise un altro martirio, quello dell’accettazione gioiosa della sua malattia cronica: l’artrite reumatoide deformante che la portò alla totale paralisi. La sofferenza che l’attanagliava di giorno e di notte non la vinse mai ed anche sulla sedia a rotelle non si spense mai in lei il desiderio missionario di donarsi ai fratelli. Fu il prezzo che pagò per rendere fruttuoso il suo ministero di consolatrice di numerose anime che ricorrevano a lei per consigli spirituali: sacerdoti, religiosi e laici. Nel piano di Dio la croce costituisce il vero strumento di salvezza per l’intera umanità e la via esplicitamente proposta dal Signore a quanti vogliono mettersi alla Sua sequela (cfr. Mc 16, 24). Lo ha ben compreso la Serva di Dio, la quale in uno dei suoi scritti scriveva:

<<Sono ancora missionaria del mio Dio… qui ai tuoi piedi, Sacramentato mio, posso volare di qua e di là, in tutti gli angoli della Terra predicare, la spada della preghiera impugnare, soffrire, amare, pregare, riparare…>>.


Oggi la nostra Chiesa locale raccoglie la sua testimonianza e tutto il fervore popolare che è in continua espansione sia in Italia che all’estero. La sua vita di amoroso servizio alla causa della santa riparazione è segno evidente della fecondità della congregazione delle Ancelle Riparatrici del Sacratissimo Cuore di Gesù. Ci auguriamo che l’esemplare vita della Serva di Dio suor Maria Alfonsa sia fonte ispiratrice per molte giovani a seguire la chiamata del Signore. 

Messina, 16 Agosto 2004

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