La vita

«Dove andrò o mio Signore? Tu solo hai parole di vita eterna. In Te solo l’anima mia trova riposo. Nelle pene dello spirito e nei tormenti del fisico, nei ribollori della natura».
(S.d.D. suor Maria Alfonsa di G.B.)

“un dono di Dio” e “una donna di Dio” mandata ai fratelli
di frà Tonino B. Bono, o.f.m.
vice postulatore

 

NASCITA E FANCIULLEZZA
Suor Maria Alfonsa di Gesù Bambino, attratta dall’amore e segnata dalla croce, si lascia plasmare dalla sapiente volontà di Dio, che la rende strumento eletto per la diffusione del Suo Regno. Si è posta tra coloro che hanno accettato Dio in totalità e per questo, è riuscita a comprenderLo fin nel mistero del dolore. Ha compreso il senso del suo stesso dolore perché, in primo luogo, ha compreso il dolore di Dio, che ha avuto sempre fortemente presente davanti a sé.

 Suor Maria Alfonsa di Gesù Bambino nasce a Tarquinia (Viterbo) il 10 aprile 1937 da Leonardo Bruno e da Gerlanda Alaimo. Viene battezzata con i nomi di Elena, Rita, Antonia il 13 giugno 1937 nella chiesa parrocchiale dei santi Giovanni Battista e Antonio Abate di Tarquinia. Negli anni dell’infanzia Elena segue la famiglia nei suoi vari spostamenti in diverse località della Sicilia a causa dei cambiamenti di sede di lavoro del padre: Noto (Siracusa), Mineo (Catania), Augusta (Siracusa), Santa Teresa di Riva (Messina).Frequenta le scuole elementari in parte a Mineo ed in parte ad Augusta, dove, l’8 marzo 1950, si accosta alla Prima Comunione e riceve la Cresima. Negli anni 1954 – 1956, all’età di circa diciassette-diciannove anni, attraversa una fase di ricerca dello stato di vita. Con l’aiuto del cappellano della comunità delle suore Ancelle Riparatrici di Santa Teresa di Riva e di una pia donna vicina spiritualmente alla Congregazione, matura la scelta di abbracciare la vita religiosa.


 INGRESSO IN CONGREGAZIONE

Il 4 novembre 1956 entra nella congregazione delle Ancelle Riparatrici del SS.
Cuore di Gesù, fondata dal canonico, il Servo di Dio, mons. Antonino Celona, l’8 settembre 1917: è accolta presso la Casa Madre della Congregazione, sita a Messina. Indossa l’abito da postulante il 30 novembre 1956 impegnandosi seriamente nell’esercizio delle virtù. Sua necessità costante: immergersi nella presenza di Dio e rendersi conforme allo Sposo crocifisso, del quale vuole condividere la passione d’amore e di dolore.

Quanto più si unisce a Cristo, tanto più arde dal desiderio di farLo conoscere e di donarGli anime.
Indossa l’abito da novizia il 30 dicembre 1957, ricevendo il nome di suor Maria Alfonsa di Gesù Bambino. Matura la sua vocazione missionaria e di vittima riparatrice.
Emette la professione temporanea dei voti religiosi il 2 gennaio 1960. Dio le fa intendere di volerla disponibile per la conversione degli uomini. La sua risposta è ancora una volta totale, assoluta: stare in Cristo crocifisso e annunciare il Vangelo a tutti gli uomini per la loro salvezza.

Qui si dedica con umiltà ai lavori domestici, alla testimonianza e alla cura dei fanciulli con amabilità e squisita pazienza. Unisce, con sereno equilibrio, l’impegno di vivere in profondità la contemplazione ad un autentico lavoro apostolico.
Il 3 febbraio 1964 nella chiesa di Saint Peter a Steubenville emette la professione perpetua dei voti religiosi con i quali si lega al Signore per sempre. Dio la forma attraverso la sofferenza, la purificazione interiore, il buio della fede. Suor Maria Alfonsa accetta con eroica pazienza e spirito riparatore. 

MISSIONARIA NEGLI STATI UNITI
Il suo travaglio interiore cresce. L’ansia di dare gloria a Dio e il desiderio di andare in missione si fanno più forti e più acuti. Parte missionaria per gli U.S.A. il 28 febbraio 1960 ed alloggia presso la Casa della Congregazione, aperta qualche anno prima, sita al 725 di North 4th Street a Steubenville, nello stato dell’Ohio.

Nel 1961 comincia ad accusare i primi sintomi della malattia degenerativa che la porterà alla morte: dolori alle articolazioni delle mani che si propagano a tutte le altre articolazioni.
Nel 1964, mentre le consorelle fanno una quindicina di preghiera per la sua guarigione, suor Maria Alfonsa ha la certezza interiore che il Signore la chiami alla sofferenza. Negli esercizi spirituali del 1965 riafferma la volontà di santificarsi nella sofferenza.
Nel 1966 chiede al Signore di essere “piccola martire d’amore”. Accentuandosi i suoi disturbi, nell’autunno del 1967 viene ricoverata in ospedale, a Steubenville, dove le verrà diagnosticata la cronicità della sua malattia.

  RIMPATRIO IN ITALIA

Ammalata di artrite reumatoide deformante anchilosante progressiva, rientra gravemente invalidata in Italia, ed esattamente a Messina, presso la Casa Madre della sua Congregazione religiosa, il 7 giugno 1968. In quest’ultima sede suor Maria Alfonsa rimarrà da esemplare ancella riparatrice per ventisei anni, di cui ben ventuno trascorsi sulla sedia a rotelle, paralizzata dall’aggravarsi della malattia.
Il dolore e la sofferenza però non diminuiscono il suo slancio d’amore verso Dio e verso i fratelli. Dotata di un’enorme discrezione e generosità, di grande saggezza, gentilezza e delicatezza, è ammirata da molti fedeli.
Per quel continuo raccoglimento interiore che irradia dalla sua persona, sempre unita a Dio mediante una fede vissuta con gioia, è avvicinata da molti per consigli spirituali e confidenze. Sostenuta e guidata dal suo unico confessore e direttore spirituale, dà prove costanti che la sua sedia a rotelle, da lei definita il suo “trono regale”, è lo strumento messole a disposizione da Dio per svolgere in modo nuovo ed insospettato l’apostolato missionario che aveva voluto fin dall’inizio della sua vocazione religiosa.

   AGGRAVAMENTO E MORTE
Molti degli atti da lei compiuti stanno a dimostrare la sua vocazione alla sofferenza e la sua fedeltà d’amore generoso verso Dio, diventando, così, mezzo di fecondità per il bene del prossimo, della Chiesa, del suo Istituto religioso, dei sacerdoti, della pace nel mondo.
Chiuderà la sua esemplare vita terrena, tra forti dolori e atroci sofferenze, il 23 agosto 1994, dopo trentatré anni di malattia, di cui ventuno trascorsi sulla sedia a rotelle.

Si può dire di lei quello che la Scrittura afferma del giusto: «… anche morto, vive ancora»Dopo le solenni e partecipate esequie, i suoi resti mortali vengono sepolti nella cappella della Congregazione delle Ancelle Riparatrici, presso il Gran Camposanto di Messina. Larga è la partecipazione popolare. Dopo il suo “pio transito” molti sono i fenomeni registrati attorno alla figura di suor Maria Alfonsa: tra essi, i più significativi sono la rapidità di recezione sempre maggiore del suo esempio di vita e del suo messaggio, e l’esperienza di molti fedeli che sperimentano la forza della sua intercessione ricevendo particolari segni di grazie spirituali e materiali, accompagnati dalle numerosissime richieste per l’avvio del processo canonico.

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