Biografia

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«Dove andrò o mio Signore? Tu solo hai parole di vita eterna. In Te solo l’anima mia trova riposo. Nelle pene dello spirito e nei tormenti del fisico, nei ribollori della natura».
(S.d.D. suor Maria Alfonsa di G.B.)

 

“un dono di Dio” e “una donna di Dio” mandata ai fratelli
di frà Tonino B. Bono, o.f.m.
vice postulatore

NASCITA E FANCIULLEZZA

Suor Maria Alfonsa di Gesù Bambino, attratta dall’amore e segnata dalla croce, si lascia plasmare dalla sapiente volontà di Dio, che la rende strumento eletto per la diffusione del Suo Regno. Si è posta tra coloro che hanno accettato Dio in totalità e per questo, è riuscita a comprenderlo fin nel mistero del dolore. Ha compreso il senso del suo stesso dolore perché, in primo luogo, ha compreso il dolore di Dio, che ha avuto sempre fortemente presente davanti a sé.

Elena a pochi mesi di vita insieme a mamma, papà ed il resto della famiglia. (da sinistra) Jole, Lina, Gianni e Mimma

Suor Maria Alfonsa di Gesù Bambino nasce a Tarquinia (Viterbo) il 10 Aprile 1937 da Leonardo Bruno e da Gerlanda Alaimo. Viene battezzata con i nomi di Elena, Rita, Antonia il 13 giugno 1937 nella chiesa parrocchiale dei santi Giovanni Battista e Antonio Abate di Tarquinia. Negli anni dell’infanzia Elena segue la famiglia nei suoi vari spostamenti in diverse località della Sicilia a causa dei cambiamenti di sede di lavoro del padre: Noto (Siracusa), Mineo (Catania), Augusta (Siracusa), Santa Teresa di Riva (Messina).

Episodio accaduto ad Elena intorno ai 5 anni:

“La Vergine Santa, sin da piccina mi salvò. Io ero ammalata. Un giorno mentre la mamma piangeva vicino al mio lettino, ed il babbo era in servizio, bussarono alla porta. C’era una strana signora. La mamma le chiese se chiedeva l’elemosina. La donna rispose <<No, voglio solo tre cose! Io non vengo più, se non solo una volta>>. Era vestita come l’Addolorata; si avvicinò a me e mi accarezzò la testina poi disse alla mamma <<Non tema! Guarirà!>>. La donna fece per andarsene e la mamma l’accompagnò ma al secondo scalino la donna sparì. Da quel momento migliorai fino a guarire. La mamma mi disse <<la Vergine Santa ti ha salvata per portarti al servizio del Signore>>.”

Frequenta le scuole elementari in parte a Mineo ed in parte ad Augusta, dove, l’8 marzo 1950, si accosta alla Prima Comunione e riceve la Cresima. Nel 1953 la famiglia Bruno si trasferisce a Santa Teresa di Riva (ME) dove Elena cominciò ad avvertire una simpatia per un giovane del luogo. Il padre però ostacolò questo sentimento e mandò Elena a Messina da una zia. Negli anni 1954 – 1956, all’età di circa diciassette-diciannove anni, attraversa una fase di ricerca dello stato di vita.

A Messina, il 3 Giugno 1956, giorno della Madonna della Lettera, Elena chiese alla Mamma Celeste un segno chiaro sul suo futuro.

“Non avrei avuto paura se sposandolo avessi dovuto soffrire; anzi pensavo: si, soffrire per amore del Signore tutti i maltrattamenti che mi farà. Una sera a spasso con lo zio, chiesi alla Vergine di darmi il segnale. Ed ecco che di fronte ad una Statua della Vergine incontrai quel giovane con una donna. Mi sentii sussurrare <<Ecco il segnale. Non è per te. Vieni. Seguimi>>. Provai una grande pace e risposi <<Nessuno avrà il mio amore in questo mondo. L’offrirò a Dio. Grazie Madonnina. Mi farò suora, sarò tutta di Dio, l’amerò con tutto il cuore>>”

Con l’aiuto del cappellano della comunità delle suore Ancelle Riparatrici di Santa Teresa di Riva e di una pia donna vicina spiritualmente alla Congregazione, matura quindi la scelta di abbracciare la vita religiosa.

Elena con in mano il suo Sposo Crocifisso

INGRESSO IN CONGREGAZIONE

Il 4 novembre 1956 entra nella Congregazione delle Ancelle Riparatrici del Sacratissimo Cuore di Gesù, fondata l’8 Settembre 1917 dal Venerabile, Mons. Antonino Celona: è accolta presso la Casa Madre della Congregazione, sita a Messina dalla Superiora Generale Madre Serafina Palermo. Indossa l’abito da postulante il 30 novembre 1956 impegnandosi seriamente nell’esercizio delle virtù. Sua necessità costante: immergersi nella presenza di Dio e rendersi conforme allo Sposo crocifisso, del quale vuole condividere la passione d’amore e di dolore. Quanto più si unisce a Cristo, tanto più arde dal desiderio di farlo conoscere e di donargli anime.

Indossa l’abito da novizia il 30 dicembre 1957, ricevendo il nome di suor Maria Alfonsa di Gesù Bambino. Matura la sua vocazione missionaria e di vittima riparatrice.

Indossa l’abito da novizia il 30 dicembre 1957, ricevendo il nome di suor Maria Alfonsa di Gesù Bambino. Matura la sua vocazione missionaria e di vittima riparatrice.

MISSIONARIA NEGLI STATI UNITI D’AMERICA

Il suo travaglio interiore cresce. L’ansia di dare gloria a Dio e il desiderio di andare in missione si fanno più forti e più acuti. Parte missionaria per gli U.S.A. il 28 febbraio 1960 ed alloggia presso la Casa della Congregazione, aperta qualche anno prima, sita al 725 di North 4th Street a Steubenville, nello stato dell’Ohio. Qui si dedica con umiltà ai lavori domestici, alla testimonianza e alla cura dei fanciulli con amabilità e squisita pazienza. Unisce, con sereno equilibrio, l’impegno di vivere in profondità la contemplazione ad un autentico lavoro apostolico.

Suor Alfonsa in partenza per la missione

Nel 1961 comincia ad accusare i primi sintomi della malattia degenerativa che la porterà alla morte: dolori alle articolazioni delle mani che si propagano a tutte le altre articolazioni.

Il 3 febbraio 1964 nella chiesa di Saint Peter a Steubenville emette la professione perpetua dei voti religiosi con i quali si lega al Signore per sempre. Dio la forma attraverso la sofferenza, la purificazione interiore, il buio della fede. Suor Maria Alfonsa accetta con eroica pazienza e spirito riparatore.

Da sinistra: Sr. Maria Ernesta, Sr. Maria Alfonsa, Sr. Maria Rosalba e Sr. Maria Attilia

“Poco dopo m’incominciò il male pernicioso dei dolori, ma non mi scoraggiavo: ero felice di soffrire per Gesù e pensavo <<voglio soffrire e morire sul campo di battaglia>>”

Nel 1964, mentre le consorelle fanno una quindicina di preghiera per la sua guarigione, suor Maria Alfonsa ha la certezza interiore che il Signore la chiami alla sofferenza. Negli esercizi spirituali del 1965 riafferma la volontà di santificarsi nella sofferenza.
Nel 1966 chiede al Signore di essere “piccola martire d’amore”. Accentuandosi i suoi disturbi, nell’autunno del 1967 viene ricoverata in ospedale, a Steubenville, dove le verrà diagnosticata la cronicità della sua malattia.

RIMPATRIO IN ITALIA

Ammalata di artrite reumatoide deformante anchilosante progressiva, rientra gravemente invalidata in Italia, ed esattamente a Messina, presso la Casa Madre della sua Congregazione religiosa, il 7 giugno 1968. In quest’ultima sede suor Maria Alfonsa rimarrà da esemplare ancella riparatrice per ventisei anni, di cui ben ventuno trascorsi sulla sedia a rotelle, paralizzata dall’aggravarsi della malattia.

“<<Non importa nulla di tutto quello che mi fai, io ancora ti amo.>> Si, sentivo di amarLo lo
stesso, anche se tutto era contro di me. La missione la amavo quanto la vita. Dopo tre mesi
di ansia ricevo la lettera della rev.da Madre: mi chiede che pensa sia meglio ritornare in Italia per
il bene della mia salute. Ecco il colpo secco. Io che avevo promesso a Gesù di voler morire martire
in terra lontana, ora dovevo dire addio per sempre alla missione.”

Suor Maria Alfonsa sempre sorridente alla vita

Il dolore e la sofferenza però non diminuiscono il suo slancio d’amore verso Dio e verso i fratelli. Dotata di un’enorme discrezione e generosità, di grande saggezza, gentilezza e delicatezza, è ammirata da molti fedeli. Per quel continuo raccoglimento interiore che irradia dalla sua persona, sempre unita a Dio mediante una fede vissuta con gioia, è avvicinata da molti per consigli spirituali e confidenze. Sostenuta e guidata dal suo unico confessore e direttore spirituale, dà prove costanti che la sua sedia a rotelle, da lei definita il suo “trono regale”, è lo strumento messole a disposizione da Dio per svolgere in modo nuovo ed insospettato l’apostolato missionario che aveva voluto fin dall’inizio della sua vocazione religiosa.

Nel 1982 le consorelle scelgono Suor Maria Alfonsa come delegata al 9° Capitolo Generale della Congregazione.

“La nostra vocazione vittimale riparatrice è chiamata d’amore non come quelle anime vittime che si offrono per la giustizia Divina, bensì la nostra è una risposta amorosa, un ricambio d’amore all’Amore dimenticato, trascurato, non corrisposto, proprio delle Sue Anime elette. Ecco che l’anima riparatrice offre al Padre riparazione e continua così sulla terra la Vita Stessa di Gesù.
Questo è il primo e più importante compito che deve svolgere l’Ancella Riparatrice nella Sua
vocazione e missione.”

AGGRAVAMENTO E MORTE

Molti degli atti da lei compiuti stanno a dimostrare la sua vocazione alla sofferenza e la sua fedeltà d’amore generoso verso Dio, diventando, così, mezzo di fecondità per il bene del prossimo, della Chiesa, del suo Istituto religioso, dei sacerdoti, della pace nel mondo.
Il 23 Agosto 1994 durante la Santa Messa della comunità, Suor Maria Alfonsa riceve nella sua cameretta la Santa Comunione.

“Gesù e Maria vi amo. Salvate le anime! Gesù, Giuseppe e Maria vi dono il cuore e l’anima mia.
Gesù, Giuseppe e Maria, spiri in pace con voi l’anima mia!”

Chiuderà la sua esemplare vita terrena, tra forti dolori e atroci sofferenze, il 23 agosto 1994, dopo trentatré anni di malattia, di cui ventuno trascorsi sulla sedia a rotelle.

Si può dire di lei quello che la Scrittura afferma del giusto: «… anche morto, vive ancora»

Suor Maria Alfonsa composta nella bara conserva ancora il suo caratteristico sorriso.

Dopo le solenni e partecipate esequie, i suoi resti mortali vengono sepolti nella cappella della Congregazione delle Ancelle Riparatrici, presso il Gran Camposanto di Messina.

Il 18 Novembre 2006 con larga partecipazione popolare, i resti della Serva di Dio, vennero traslati presso il Tempio di Gesù Sacramentato dove attualmente riposano.

La folla di fedeli che hanno accompagnato Suor Alfonsa in processione fino al Tempio di Gesù Sacramentato.

Dopo il suo “pio transito” molti sono i fenomeni registrati attorno alla figura di suor Maria Alfonsa: tra essi, i più significativi sono la rapidità di recezione sempre maggiore del suo esempio di vita e del suo messaggio, e l’esperienza di molti fedeli che sperimentano la forza della sua intercessione ricevendo particolari segni di grazie spirituali e materiali, accompagnati dalle numerosissime richieste per l’avvio del processo canonico.

PACE E GIOIA

Galleria Fotografica – La vita di Elena

Galleria Fotografica – La vita di Suor Alfonsa

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