Lungo la via

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Lungo la via – Giugno 2004

Credo al DOLORE come DONO di Dio

Non è facile pronunciare questa frase veramente col cuore e con convinzione.

Il dolore è sempre stato ostico per l’uomo, direi, il nemico numero uno da evitare e da vincere, ma da quando Gesù si è liberamente sottoposto alla passione e morte, in tutta la sua crudezza, il dolore ha assunto un altro aspetto. Anche Gesù ha chiesto al Padre di esserne liberato “Padre, se è possibile, passi da me questo calice, però non come voglio io, ma come vuoi Tu”.

La più grande lezione che Gesù ci da nella passione, consiste che ci possono essere sofferenze, vissute nell’amore, che glorificano il Padre. Cioè Gesù ci ha fatto capire che se il dolore è messo nelle mani del Padre, lo si può accettare come sua volontà, lo si offre con amore, allora può diventare strumento di salvezza, di purificazione, di desiderio incondizionato di fare la sua volontà (pur sapendo che non è affatto Dio a mandarci le sofferenze), anche se è difficile e costa molto. Chi ha voluto e vuole seguire Gesù che ha detto “Chi vuol essere mio discepolo, prenda la sua croce, ogni giorno e mi segua”, queste cose le ha capite molto bene.

Spesso è la “tentazione” di fronte alla sofferenza che ci impedisce di fare progressi nella nostra vita cristiana. Tendiamo infatti a credere che la sofferenza è sempre da evitare, che non può esserci una sofferenza “santa”. Questo perché non abbiamo ancora fatto sufficientemente esperienza dell’Amore infinito di Dio.

Tutti i Santi, tanti bravi cristiani, ed anche Silvio Dissegna, a soli 12 anni, è riuscito ad entrare in quest’ordine di idee, che ha poi espresso in varie frasi, in vari modi e momenti della sua malattia.

C’è una serva di Dio, Suor Maria Alfonsa Bruno, che ha vissuto anni nel dolore e l’ha capito secondo Gesù, ha tradotto in una poesia queste verità. Se la leggiamo con attenzione sono molte le frasi simili a quelle pronunciate da Silvio.

Il Maestro è unico e chi lo vuol seguire lo si riconosce specialmente nella testimonianza del dolore.

“Credo al dolore come dono di Dio.
Credo al suo immenso valore, perché Gesù stesso lo ha usato come sublime atto di amore e di riparazione.
Credo al dolore accettato, come mezzo di salvezza e di santificazione per sé e per gli altri”

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