MISSIONARIA NEGLI STATI UNITI
Il suo travaglio interiore cresce. L’ansia di dare gloria a Dio e il desiderio di andare in missione si fanno più forti e più acuti. Parte missionaria per gli U.S.A. il 28 febbraio 1960 ed alloggia presso la Casa della Congregazione, aperta qualche anno prima, sita al 725 di North 4th Street a Steubenville, nello stato dell’Ohio. Qui si dedica con umiltà ai lavori domestici, alla testimonianza e alla cura dei fanciulli con amabilità e squisita pazienza. Unisce, con sereno equilibrio, l’impegno di vivere in profondità la contemplazione ad un autentico lavoro apostolico.
Il 3 febbraio 1964 nella chiesa di Saint Peter a Steubenville emette la professione perpetua dei voti religiosi con i quali si lega al Signore per sempre. Dio la forma attraverso la sofferenza, la purificazione interiore, il buio della fede. Suor Maria Alfonsa accetta con eroica pazienza e spirito riparatore. Nel 1961 comincia ad accusare i primi sintomi della malattia degenerativa che la porterà alla morte: dolori alle articolazioni delle mani che si propagano a tutte le altre articolazioni.

Nel 1964, mentre le consorelle fanno una quindicina di preghiera per la sua guarigione, suor Maria Alfonsa ha la certezza interiore che il Signore la chiami alla sofferenza. Negli esercizi spirituali del 1965 riafferma la volontà di santificarsi nella sofferenza.
Nel 1966 chiede al Signore di essere “piccola martire d’amore”. Accentuandosi i suoi disturbi, nell’autunno del 1967 viene ricoverata in ospedale, a Steubenville, dove le verrà diagnosticata la cronicità della sua malattia.

 

RIMPATRIO IN ITALIA
Ammalata di artrite reumatoide deformante anchilosante progressiva, rientra gravemente invalidata in Italia, ed esattamente a Messina, presso la Casa Madre della sua Congregazione religiosa, il 7 giugno 1968. In quest’ultima sede suor Maria Alfonsa rimarrà da esemplare ancella riparatrice per ventisei anni, di cui ben ventuno trascorsi sulla sedia a rotelle, paralizzata dall’aggravarsi della malattia.
Il dolore e la sofferenza però non diminuiscono il suo slancio d’amore verso Dio e verso i fratelli. Dotata di un’enorme discrezione e generosità, di grande saggezza, gentilezza e delicatezza, è ammirata da molti fedeli.

Per quel continuo raccoglimento interiore che irradia dalla sua persona, sempre unita a Dio mediante una fede vissuta con gioia, è avvicinata da molti per consigli spirituali e confidenze. Sostenuta e guidata dal suo unico confessore e direttore spirituale, dà prove costanti che la sua sedia a rotelle, da lei definita il suo “trono regale”, è lo strumento messole a disposizione da Dio per svolgere in modo nuovo ed insospettato l’apostolato missionario che aveva voluto fin dall’inizio della sua vocazione religiosa.
 
   
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