Omelia VII Anniversario – 23 Agosto 2001

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Monsignor Francesco Sgalambro vescovo di Cefalù
OMELIA a cura di MONSIGNOR FRANCESCO SGALAMBRO

Il progetto di Dio, la volontà di Dio è il tema emergente, dominante della liturgia che stiamo vivendo in questo nostro incontro così singolare. 

Questo suo progetto preparato nell’eternità è espresso chiaramente nella preghiera che ho rivolto al Signore in nome di tutti. E’ ben visibile a coloro che lo amano e si realizza con la forza dolcissima dell’amore, che abbiamo chiesto al Signore di infondere in noi, perché, amandolo in ogni cosa e sopra ogni cosa, possiamo raggiungere tutti la meta che Lui ci ha preparato: quei beni che superano ogni desiderio.

E’ la volontà di Dio ancora una volta l’argomento della Prima Lettura, anche se è presentato in un momento faticoso del cammino della storia della salvezza, in un ambiente culturale e religioso certamente non maturo, con quegli aberranti e superstiziosi sacrifici umani, tante volte condannati dalla Rivelazione. 

Ma c’è sempre anche lì la percezione di questa volontà del Signore che va rispettata, sia pure, con quegli atteggiamenti riprovevoli. 

Risplende questo volere del Signore nel Salmo Responsoriale, così come è stato cantato, così come ripresentato dalla Lettera agli Ebrei, per noi cristiani immancabilmente risuona nei nostri cuori. E’ cioè Cristo stesso che entra nella storia umana, e si offre per compiere il volere del Padre, se stesso, più di tutti gli olocausti, più di tutti i sacrifici. 

Ed è ancora la volontà del Signore che si manifesta nel modo più chiaro nel brano del Vangelo, che è stato proclamato. E’ infatti questo progetto di salvezza, che è espresso nell’immagine del banchetto offerto a tutti e purtroppo respinto oppure accolto male, nonostante l’intervento della grazia. Raccogliamoci per un momento su questo progetto di salvezza del Signore, sulla sua volontà nei nostri riguardi e ravviviamo in tutti noi alcune fondamentali certezze della nostra fede e della nostra vita cristiana. 

Innanzitutto questo: compiere la volontà di Dio è il meglio che ci possa essere; è il meglio perché ce l’ha detto Lui stesso, Cristo Gesù, Primogenito dell’umanità, Capo e Redentore della nuova umanità, degli uomini tutti, di tutti i tempi. Compiere la volontà di Dio deve essere, perciò, un impegno di tutta l’umanità, di ogni comunità ecclesiale piccola e grande, di ognuno di noi. E’ nella volontà di Dio che è possibile raggiungere quella che chiamiamo la piena realizzazione di noi stessi: la perfezione. La volontà di Dio nei nostri riguardi, il suo progetto per ciascuno di noi, per la Chiesa, per l’umanità, sono un dono d’amore immenso; Dio ci ama e, proprio perché ci ama, ha per ognuno di noi questo suo progetto d’amore. 

Ricordiamo infine che questo progetto di Dio è infallibile, non può venire meno perché è la volontà di Dio Onnipotente  ravviviamo tutta la nostra fiducia nel Signore. 

Si presenta così a noi credenti il progetto del Signore, la sua volontà di salvezza la conosciamo. E’ nell’esperienza di tutti, diretta o indiretta. 

Eppure quanti rifiuti, quante perplessità, quante incertezze! Anche noi viviamo, tante volte, sperimentiamo le difficoltà ad accogliere il volere di Dio, il suo progetto di salvezza nei nostri riguardi. 

Non dovrebbe essere così, eppure sappiamo che è così, tragicamente così. Ed allora dedichiamo la nostra attenzione ad alcune figure emergenti nella liturgia di oggi ed in questo nostro incontro. 

La prima figura emergente sarà forse per tutti quella ragazza di cui abbiamo sentito nella Prima Lettura: come non commuoversi per lei, che nel meglio della gioia dell’incontro col Padre ritornato vittorioso, attende di dover morire. Quanta profonda tristezza per questa ragazza che ci è presentata così dalla Parola di Dio, per una scelta, ricordo ancora una volta, di una religiosità non voluta dal Signore. 

Ricordiamo anche e soprattutto quello che il Salmo Responsoriale ha chiamato alla nostra mente: l’Uomo perfetto, Cristo Gesù, Colui che il Padre ha tanto amato e non ha risparmiato per noi; Colui che ha accettato di offrirsi per tutti noi, che ci ha amati, che ha dato se stesso per noi, che si è caricato dei nostri peccati e ci ha salvato. Ricordiamo: Cristo Gesù è il tutto per la nostra vita cristiana, è al centro della nostra adesione d’amore, perché è un dono a noi, a ciascuno di noi, dono d’amore, offerta d’amore. 

Ora non possiamo non richiamare alla nostra mente quello che questo VII anniversario ci ricorda: suor Maria Alfonsa. Questa Serva di Dio – abbiamo ormai la gioia di poterla chiamare così – che accoglie tutto il progetto di Dio nei suoi riguardi e lo fa nello spirito di Cristo Gesù, con il suo “eccomi” che è come quello di Cristo Gesù.

Negli scritti ci sono le testimonianze splendide di questa identificazione e le persone che l’hanno conosciuta ci danno la sicurezza che è stato così per lei: il suo “eccomi”, il suo “fiat”, sono come quelli di Cristo Gesù. Sento perciò il dovere di congratularmi con quanti hanno organizzato questo incontro: congratulazioni alla superiora generale madre Antonella Gulino, alla madre vicaria, suor Natalicia Maria de Sousa, a tutta la famiglia delle Ancelle Riparatrici che, nello stesso spirito del Fondatore, hanno dato alla Chiesa ed all’umanità questo splendido fiore. 

Mi congratulo inoltre con l’associazione “Amici di suor Maria Alfonsa di Gesù Bambino” che fa irradiare un po’ dovunque lo splendore di questa testimonianza e con frà Tonino Bono che con tanto impegno sta promuovendo la causa della sua canonizzazione. 

Ringrazio la famiglia umana di suor Maria Alfonsa Bruno che è qui presente, le sorelle, i nipoti: grazie perché anche loro sono stati partecipi delle sofferenze di questo membro della loro famiglia, ma sono partecipi anche dei suoi meriti, delle sue offerte, tanto preziose davanti a Dio. 

Mi congratulo infine con tutti voi, carissimi fedeli, che avete accolto questo invito e avete ritenuto necessario, doveroso, essere qui, oggi, a ricordare questa Serva di Dio in questo nostro singolare incontro con il Signore e nello stesso tempo vi ringrazio tutti per la vostra presenza che è testimonianza di attenzione verso questa Serva di Dio e verso quello che il Signore ha compiuto con questa sua figlia. 

Il mio doveroso omaggio a tutti voi ancora una volta, al signor Sindaco di Santa Teresa di Riva (Me), che so essere qui presente, ai nostri cantori, ai nostri ministranti, ed a tutti i diaconi e i presbiteri concelebranti con me. 

Non posso non ricordare espressamente il molto rev.do padre provinciale dei Frati Minori, frà Carmelo Finocchiaro a cui sono molto legato da tanti anni di lavoro in comune al servizio dell’ideale di San Francesco, santa Chiara d’Assisi e santa Eustochia Smeralda, il molto rev.do padre Terenzio Manto che ha raccolto gli scritti della nostra Serva di Dio e don Raimondo Frattallone, che tanto efficacemente ha diffuso e continua a diffondere la conoscenza di questa testimonianza. Grazie per questo impegno, ce n’è tanto bisogno. E’ proprio, infatti, qui in questa celebrazione, alla luce della Liturgia della Parola che è stata l’oggetto della nostra riflessione, che noi possiamo comprendere quanto prezioso sia quest’impegno per far conoscere la testimonianza di suor Maria Alfonsa. 

Perché dunque è importante far conoscere questa testimonianza? Perché è vero: il progetto di Dio è il meglio per tutti; nel progetto di Dio c’è la sorgente dell’unica autentica gioia e felicità cui aspira il cuore umano; nella volontà salvifica di Dio c’è tutto il meglio per ogni creatura, per ogni cuore, per ogni essere umano. Tutto questo è vero, ma sappiamo anche ciò che è splendido, entrando in questo guazzabuglio, che è il cuore degli uomini, può essere accolto male, travisato e, persino, rifiutato. 

Quanto bisogno abbiamo tutti di essere illuminati, di essere incoraggiati, di essere confermati giorno per giorno nel nostro impegno a cercare la volontà di Dio, la vera volontà di Dio, non quella che noi, travolti dalle nostre passioni e dalle tenebre che sono dentro di noi, ci immaginiamo, ci costruiamo. Ebbene, il Signore nella sua infinita generosità ci ha offerto questa sua splendida creatura, ci ha regalato la luce e la forza della sua testimonianza. Per la causa di canonizzazione è arrivato anche il nulla osta dalla Santa Sede, e c’è già l’approvazione dei vescovi di Sicilia. Ci sono ormai tutte le premesse per cui possa avere inizio il cammino per quella meta che tutti ci auguriamo: che lo splendore del suo esempio e delle sue virtù e i suoi scritti, che già fanno tanto bene a coloro che hanno il dono di accoglierli, possano diventare, per tutti, con il magistero autorevole della Chiesa, una luce, un incoraggiamento, una conferma. 

La vita spirituale di Suor Maria Alfonsa in quegli anni di incredibile e continua sofferenza è quanto di meglio ci possa essere per far capire quello che è veramente importante nelle nostre scelte, giorno per giorno, per compiere la volontà di Dio e per far capire a tutti quello che è essenziale per noi che ci diciamo cristiani e come tali dichiariamo di seguire il Cristo. 

Quante volte dimentichiamo le parole di Gesù: “Chi vuol venire dietro di me prenda la sua croce giorno per giorno, rinneghi se stesso e mi segua”.

Questa Serva di Dio è già nostra maestra: privatamente tutti possiamo imparare da lei, e quanti hanno avuto modo di imparare da lei sono contenti del suo proficuo insegnamento e ne sono grati al Signore. 

Che l’insegnamento di questa testimonianza possa essere autorevolmente presentato a tutta la Chiesa! Il suo “eccomi” è lo stesso identico “eccomi” di Cristo Gesù. In lei vive Cristo Gesù. Quanto è commovente quello che lei, suor Maria Alfonsa Bruno, scrive: “Eccomi Signore, fiat, quando da chi mi aspetto uno sguardo, una parola, un sorriso, passa accanto a me, dinanzi a me, dimenticandomi, ignorandomi”.

La solitudine del dolore, l’emarginazione del dolore: tante volte non ci pensiamo quando non è esperienza nostra e non pensiamo quanto un semplice sguardo, una parola, possa dare sollievo. Lei ha fatto questa esperienza e ha detto: “Eccomi Signore, fiat”; ancora: “Eccomi Signore, fiat, quando sono compresa… ma anche quando non sono compresa”. “Eccomi Signore, fiat, quando l’entusiasmo dell’apostolato attivo mi assale, infuria la tentazione, la carne si ribella”.

O mio Dio, se pensiamo a queste parole, il sentirsi inutili, sentire tutto l’entusiasmo dell’apostolato attivo della sua famiglia religiosa e, come ogni creatura umana, la forza della tentazione, la ribellione della carne e dire: “Fiat Signore” e “Fiat Signore sempre, eccomi” quando si accorge che c’è tanto bisogno di aiuto e di lavoro e lei non può far nulla ed è, anzi, consapevole che col suo bisogno personale aggrava il peso della comunità. Che umiliazione, ma quanta generosità a dire: “Grazie, fiat Signore, fiat”, e come è bello quello che lei dice concludendo questa preghiera: “Eccomi Signore, fiat sempre, sia fatta la tua volontà, quando, come, dove tu vuoi, o mio Gesù”.

Messina, 23 Agosto 2001

 

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